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Musicista, direttore d'orchestra

La biografia “bandistica” è tratta dal volume “Due secoli di squilli, 1793 – 1993 – Banda musicale Città di Santhià”. “Quello che può meglio tracciare, ed anche impreziosire, l’immagine di questo Maestro, un poco rude e burbero, difficile nell’ammettere persone alla sua confidenza, estremamente esigente con se stesso e con gli altri in musica, parco di parole e di giudizi, ancora vulnerabile (Lui, reduce da decenni di battaglie musicali di tutti i generi in prima linea!) e apprensivo ad ogni importante appuntamento musicale, è quello riguardante il repertorio bandistico. Il Maestro, affacciandosi in quel lontano 1935 all’agone bandistico, proveniva da una storica e consacrata tradizione: quella che richiedeva all’uomo guida nuove composizioni bandistiche e strumentazioni di opere famose. Erano a di là a venire le tonnellate di marce, pout-pourri, fantasie, ouverture, sinfonie, ballabili di opere famose, inni proiettati a scopo di lucro da potenti imperi editoriali sulle inermi e indifese bande amatoriali. E se ciò fosse anche accaduto, almeno nei confronti di determinati maestri, non avrebbe sortito effetto alcuno. Perché? Due sono le ragioni: la prima, di natura “ideale-artistica”, poiché ogni Maestro, e quindi ogni Banda, custodiva gelosamente il proprio repertorio, segno di distinzione, di blasone artistico, di originalità, di unicità; la seconda di natura pratica a motivo della difficoltà di adattare i materiali stampati per organici “tipo” a insiemi il più delle volte incompleti e squilibrati. E’ di conseguenza facile comprendere perché il Maestro Sacchetti approntasse “il giusto cibo musicale per i denti strumentali adatti”: era questa l’unica strada percorribile per far suonare la Banda, per ottenere massimi risultati con “ciò che passava il convento”! Nei suoi 45 anni di magistero direttoriale si sono succedute fantasie su temi patriottici, operistici, popolari, sinfonici, cameristici, marce eroiche, da sfilata, sinfoniche, canzoni del Carnevale, dei coscritti, di varie compagnie, valzer da concerto, pout-pourri, melodie celebri: strutture queste “rivisitate” secondo quel fiuto, quell’intuito che abitano soltanto nei musicisti di razza. Ad ogni esibizione, le sue strumentazioni, come si dice in gergo specialistico, “suonavano”. Il segreto? Il Maestro, simile ad un cuoco provetto, esperto nel conoscere gli ingredienti e nell’amalgamarli fra di loro per ottenere un prestigioso risultato culinario, conosceva le possibilità dei suoi strumentisti al pari di ciò che aveva nelle tasche. Personalizzava la strumentazione, scegliendo il meglio delle risorse individuali: in realtà, le sue efficacissime orchestrazioni celavano all’interno di ogni parte la dedica ad uno strumentista. Forse non tutti hanno compreso questa meravigliosa offerta musicale che imparenta l’opera del Maestro Sacchetti Eugenio con quella analoga di tanti illustri predecessori! 
Il Maestro per molti anni maestro di cappella in quello che oggi è conosciuto come Duomo di S.Agata in Santhià è stato altresì pianista, direttore in varie formazioni orchestrali, arrangiatore e compositore ed a quest’ultimo riguardo a lui si devono molte delle celebri canzoni del carnevale.

Nel trentennale della sua scomparsa a cura del figlio Arturo in collaborazione con Associazione Culturale La Voce presieduta da Renzo Bellardone sono stati indetti festeggiamenti solenni con diversi concerti e dibattiti.